sabato 15 febbraio 2014

Maria Antonietta e Axel Fersen: storia di un amore.

Ma sono stati davvero amanti? O il loro fu un rapporto puramente cavalleresco e platonico?
Eccola, questa è la domanda delle domande. Si perchè dopo aver letto decine di biografie, memorie dell'epoca, testimonianze, libelli e prossima a concludere la lettura del magnifico libro di Alma Soderhjelm credevo ne sarei venuta in qualche modo a capo (che presunzione!) o che almeno sarei riuscita a farmi un'idea più chiara sulla natura del loro rapporto.

Secondo voi ci sono riuscita? In realtà sono solo all'inizio della mia ricerca...
Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire meglio chi sono i protagonisti della nostra storia.



Lei, Elle, la conosciamo già piuttosto bene: sposa bambina, moglie insoddisfatta, anima alla perenne ricerca di affetto, amicizia, amore, quello vero, quello con la "A" maiuscola.

Lui, le Beau Fersen, figlio di una delle famiglie più in vista di Svezia, legatissima alla corte di Gustavo III ma allo stesso tempo fortemente illuminata. Coetaneo di Maria Antonietta lascia la casa paterna e viaggia per tutta Europa compiendo il famoso Grand Tour: un viaggio culturale iniziato nel 1770, (lo stesso anno in cui Maria Antonietta lascerà l'Austria alla volta di Parigi), che lo porterà lontano da casa per ben 4 anni e a vivere importanti esperienze formative in Italia, Germania, Francia e Inghilterra. Alto, di bell'aspetto, molto discreto ed estremamente maturo per la sua età, nei suoi diari parla però spesso delle donne in maniera alquanto superficiale. Nel suo journal intime, iniziato nel 1770, oltre alle condizioni meteorologiche e i nomi dei suoi ospiti, è solito sottolineare l'aspetto estetico delle sue conquiste, ma quasi mai il loro carattere. Giunto a Parigi  nel novembre 1773, ad appena 18 anni, ne rimane letteralmente abbagliato. 
Cullerà segretamente e per tutta la vita il desiderio di continuare a vivere in questa città che sembra offrigli ogni giorno balli, feste e ricevimenti. Grazie al suo status sociale Fersen frequentava infatti l'altissima nobiltà e la più haute societe  parigina.  Poco tempo dopo il suo arrivo in Francia, viene ricevuto a Versailles: nel suo diario,  il 19 novembre 1773, annota:
 "Presentato alla famiglia reale, cenato presso il duca d'Aiguillon, ballo di corte, fuochi d'artificio" Nessun accenno alla delfina.Bisognerà aspettare il famoso ballo in maschera del 30 gennaio, la sera del loro primo vero incontro, che Fersen  liquiderà nel suo diario con poche parole:


"Alle 10 arrivammo all'Opera per il ballo. Era affollatissimo. M.me la delfina, Monsieur il delfino e il conte di Provenza erano presenti ma trascorsero circa un ora e mezza al ballo senza essere riconosciuti. Madame la delfina ha parlato a lungo con me senza che io la riconoscessi. Alla fine ha rivelato la sua identità e una folla le si è accalcata intorno. A quel punto si è ritirata in uno dei palchetti. Ho lasciato il ballo alle 3 del mattino."

Nulla di più. D'altra parte non sappiamo nemmeno cosa pensò Maria Antonietta di quel giovane straniero così sicuro di se, dai modi galanti e così diverso dallo sposo che la sorte le aveva dato: ne rimase colpita? Probabilmente si, visto che ben 4 anni dopo, il 25 Agosto del 1778, giunto a corte per essere presentato alla (nuova) famiglia reale, la regina lo accolse con un «Ah, il conte Fersen, è una vecchia conoscenza!»
Da quel momento i due avranno modo di trascorrere diverso tempo insieme a corte: Fersen entrerà subito nella cerchia degli intimi della regina ed ecco cosa scrive appena un mese dopo il loro incontro nel suo diario:

"La regina, che è la principessa più cordiale e amabile che io conosca, ha avuto la gentilezza di chiedere spesso di me"



e nel novembre successivo, in merito al famoso aneddoto dell'uniforme: 

"La regina mi tratta con somma gentilezza, mi reco spesso a Versailles per partecipare ai giochi che si tengono nei suoi appartamenti e ogni volta mi rivolge la parola con la massima cortesia. 
Visto che qualcuno aveva parlato della mia uniforme svedese, (la regina) ha espresso il desiderio di vedermi abbigliato in questa maniera. Andrò da lei martedì prossimo vestito così, ma non a corte bensì nei suoi Appartamenti. E' davvero la principessa più amabile che io abbia mai conosciuto"

Solo la sua volontà di arruolarsi per l'America eviterà lo scandalo. Si perchè Maria Antonietta, che nel frattempo era divenuta madre, non riusciva più a nascondere i suoi sentimenti nei confronti del conte. Lo salutò con le lacrime agli occhi e la cosa non passò inosservata.
In una lettera dell'ambasciatore svedese a Gustavo III del 10 aprile 1779, si legge: 

"Devo confidare a Vostra Maestà che il conte Fersen è stato così ben accolto dalla regina tanto da suscitare risentimento in molte persone della corte. Ci sono stati troppi segnali per non credere che lei abbia un debole per lui. In questa situazione la condotta del giovane è stata ammirabile per la sua modestia e riservatezza, ma soprattutto per la sua scelta di partire per le Americhe. Questa partenza lo metterà al riparo da molti pericoli ma devo ammettere che ha dimostrato una grande fermezza, ben al di là della sua età, per resistere ad una tale seduzione. Durante gli ultimi giorni la regina non riusciva a staccargli gli occhi di dosso, occhi che spesso le si riempivano di lacrime"



Nel frattempo da parte di Fersen ci sono innumerevoli conquiste e un paio di proposte di matrimonio con degli ottimi partiti. Sebbene l'amore non fosse affatto contemplato in queste potenziali unioni, Fersen sembrava ancora deciso a seguire i consigli paterni e a sistemarsi con qualche ricca ereditiera: al di la dell'aspetto romantico, il conte sapeva essere un uomo deciso e pratico quando si trattava di affari e carriera. Tuttavia all'indomani della partenza per l'America iniziò a nutrire dei dubbi:
"Io sento che il matrimonio non mi renderebbe cosi felice.
A meno che questo non vada ad aumentare considerevolmente la mia fortuna, non vale la pena di sposarsi per non avere che dolori, delle preoccupazioni 
e delle privazioni in più"



Proprio la carriera mosse le scelte del conte una volta tornato in Francia dopo la guerra americana: Fersen aveva capito di amare la Francia cosi tanto da voler diventare "francese" e voleva un suo reggimento. A quest'epoca risale anche il suo viaggio in Italia insieme a Gustavo III, un viaggio che lo annoiò e che lo tenne lontano dalla sua amata Francia... e dalla Regina. In quel periodo ebbe anche una relazione con Lady Elizabeth Foster alla quale molto verosimilmente confidò i dettagli del suo rapporto con la regina. Non sappiamo cosa rivelò di preciso a Lady Elizabeth ma sappiamo che una volta tornato finalmente a Parigi corse dalla sua Reine: era il giugno 1784 e la sua "Josephine" aveva organizzato una festa dalle mille e una notte al Trianon. La festa era ufficialmente in onore di Gustavo III ma non c'è dubbio che Maria Antonietta avesse pensato al suo amato conte mentre organizzava quei sontuosi festeggiamenti dei quali volle curare anche il più minimo dettaglio.


Tornato per un breve periodo in Svezia e dopo aver accantonato definitivamente l'idea di un matrimonio "Non posso essere della sola persona alla quale vorrei appartenere, la sola che mi ama veramente; così non voglio essere di nessuna.... Fersen ritorna in Francia: é il 1785 e da questo momento il suo rapporto con la regina diventa più profondo e più forte di quanto sia stato fin'ora. le visite al Trianon si fanno sempre più frequenti (fino a 3,4 a settimana) e cominciano a circolare le prime voci sulla loro relazione.



Nell'aprile 1787 nel suo diario Fersen accenna persino ai lavori di ristrutturazione per ricavare uno alloggio "al piano di sopra degli appartamenti privati" della regina a Versailles e parla di "quello che lei deve escogitare per farmi vivere al piano di sopra dei suoi appartamenti" e dell'acquisto di una stufa svedese che la regina volle donargli.

Più la situazione politica e l'indice di gradimento della regina precipitano, più Fersen si avvicina a Maria Antonietta. Il 1789 fu un anno durissimo per la sovrana che insieme all'apertura degli Stati Generali aveva assistito impotente alla morte del delfino. In quel momento Fersen le fu vicino ma non rinunciò tuttavia a qualche scappatella amorosa:

"Purtroppo per un'improvvisa indisposizione non potei partecipare alla cena al Piccolo Trianon il giorno della convocazione degli Stati Generali. La regina mi ha poi detto di aver molto sofferto che io non fossi andato da lei in un giorno così importante ed io mi son fatto i più acerbi rimproveri per aver ceduto ad una debolezza fisica, che avrei forse potuto vincere con un poco di energia.
Veramente dovrei essere già col mio reggimento a Valenciennes, ma ho rimandato la partenza di un paio di giorni. Finché la salma del Delfino rimane esposta al pubblico non voglio abbandonare la regina"

Fersen si rivelerà però l'amico più fidato quando la Rivoluzione arriverà con tutta la sua forza distruttrice. Mentre gli altri "amici" e familiari abbandonavano in fretta e furia Parigi, lui affittava una casa a Versailles per stare vicino alla sua regina. Dopo il trasferimento forzato alla Tuileries, Fersen farà l'impossibile (e spenderà una fortuna) per organizzare la fuga di Varennes e sarà solo dietro insistenza di Luigi XVI che lascerà, malvolentieri, la guida della carrozza.

Dopo l'arresto della famiglia reale Fersen viene indicato come uno dei principali fautori della fuga e Maria Antonietta farà di tutto per di impedirgli di rientrare a Parigi. Fersen non si darà per vinto, vagherà in tutte le corti d'Europa per cercare aiuto e tentare fino all'ultimo di liberare la famiglia reale.

Il 29 giungo 1791 la regina gli scrive:
"Vivo e mi sono molto preoccupata per voi. Mi spiace di non avervi dato nostre notizie. Il cielo farà in modo che questa lettera vi giunga. Non scrivete, ci comprometterebbe, e soprattutto non tornate qui per nessun motivo. Si sa che siete stato voi ad uscire da qui, sareste perduto se tornaste. Siamo sorvegliati a vista giorno e notte. State tranquillo, non ci accadrà nulla, l’Assemblea vuole trattarci con clemenza, rassicurate monsieur de Mercy. Addio, può darsi che non potrò più scrivervi"

Il 4 luglio 1791 seguente ecco una delle lettere (cifrate) più esplicite scritte dalla regina e giunte sino a noi:
"Posso solo dirvi che vi amo e  che sto bene. Non state in ansia per me. Vorrei sapere lo stesso di voi. Scrivetemi in modo criptato ...scrivetemi perchè io non posso più vivere senza ricevere di ciò. Addio a voi che siete il più amato e più amabile degli uomini. Vi bacio con tutto il cuore
(questa lettera è sfuggita alla censura del barone Klinckowstrom, discendente di Fersen che cancellò i passi più compromettenti)

Lettera cifrata di Maria Antonietta a Fersen dell 8 luglio 1791

Fersen diventa in questo periodo il consigliere più importante della la regina e le loro lettere iniziano ad avere un tono decisamente più politico.
Contravvenendo agli ordini della Regina, Fersen tornò alle Tuileries nel febbraio 1792: sarà il suo ultimo incontro con Maria Antonietta:
"Sono andato da Elle, passato per il solito passaggio, paura della Guardia Nazionale, il suo alloggio a meraviglia (resté la)"
Fersen dice che non vide il re prima delle 18 del giorno successivo ed è proprio qui, secondo moltissimi storici, che si sarebbe consumato il loro rapporto sessuale.

Lettera di Fersen alla regina del 10 ottobre 1791, criptata e censurata

Come sappiamo gli eventi precipitarono e dopo l'assalto alle Tuileries del 10 agosto la famiglia reale venne trasferita al Tempio. Dopo l'esecuzione di Luigi XVI, il 21 gennaio 1793, la regina ebbe un fortuito incontro al Tempio col generale De Jarjayes al quale (badate bene, parliamo di uno dei momenti più cupi e disperati della sua vita), affidò un anello su cui aveva inciso la frase in italiano "Tutto a te mi guida": porgendolo al generale gli disse di donarlo all'uomo "che l'inverno scorso era giunto da Bruxelles" e che doveva dirgli che quella frase "non è mai stata così vera".  
In agosto la regina venne trasferita alla Conciergerie. 


Fersen cercava ancora in tutti i modi di avere notizie sulla sua amata:  parlò persino col cavaliere di Rougeville, l'autore del famoso "complotto del garofano" col quale si tentò, senza successo, di far evadere Maria Antonietta dalla Conciergrie. 


Dopo essere stata condannata a morte Maria Antonietta, all'alba del 16 ottobre 1793, scrisse la sua lettera-testamento, uno dei passi più toccanti recita:
"Avevo degli amici; l’idea di essere separata da loro per sempre, e delle loro conseguenti sofferenze, è uno dei più grandi dolori che porto con me nella tomba; sappiano che nei miei ultimi momenti, penso a loro"

Lettera testamento di Maria Antonietta

Che stesse pensando al suo Fersen? probabilmente si.

E anche lui stava pensando a lei. La notizia della morte della sua Josephine lo raggiunse il 20 ottobre 1793. 

Sopraffatto dal dolore e ancora incredulo Fersen annota sul suo diario:   

"Sebbene fossi preparato a tutto questo sin dal suo trasferimento alla Conciergerie, tuttavia averne la certezza mi ha distrutto. Non ho la forza di sentire nulla in questo momento. Sono andato a condividere questa sofferenza dai nostri amici, da madame de Fitz James e Breteuil,abbiamo pianto insieme. Nel giornale era scritto che l'esecrabile crimine è avvenuto alle 11,30." 
    
Annientato e disperato scrive alla sua adorata sorella Sophie: 

"Colei per cui io vivevo e, giacché non ho mai cessato d’amarla, né l’avrei potuto neppure per un momento, e tutto le avrei sacrificato, ben lo sento in questo istante, colei che io tanto amavo, per cui avrei dato mille vite, non è più. Dio mio perché colpirmi a tal punto, come ho meritato la tua collera? Essa non vive più. Il mio dolore è al colmo e non so come possa esistere ancora, non so come reggo al mio tormento che è estremo, che nulla mai potrà cancellare: sempre l’avrò presente nella memoria e sarà soltanto per piangerla...perché non sono morto accanto a lei e per lei quel 20 di giugno?"

Una parte del conte in realtà morì con Maria Antonietta sul patibolo in Place de la Concorde. Dopo la morte della sua amata vagherà per l'Europa e cercherà di tenere viva la sua memoria in tutti i modi. Ogni 16 ottobre, anniversario della morte di Maria Antonietta, rivolgerà il pensiero alla sua amata e fino all'ultimo presterà fede al voto fatto all'indomani della sua morte:

"Io vorrei raccogliere, su questa grande e sfortunata principessa che amerò tutta la vita, tutti i dettagli, anche i più minuziosi; tutto di lei m'è prezioso. Oh! quanto rimprovero i mie torti verso di lei e quanto so adesso che l'amavo! Non si può rimpiazzare nel mio cuore. 
Quella tenerezza, quella dolcezza, come è stata buona e tenera con me! Che cuore affettuoso, sensibile e delicato lei aveva!"

Fersen verrà in qualche modo esaudito e morirà proprio il giorno dell'anniversario della fuga di Varennes, il 20 giugno 1810,  linciato dalla folla durante i funerali dell'erede al trono di Svezia.



Fersen venne letteralmente massacrato e abbandonato, nudo, sul selciato del piazzale antistante il palazzo di giustizia di Stoccolma. Si dice che l'unica cosa che gli lasciarono fu un orologio dal quale non si separava mai. Si dice che quell'orologio fosse un dono della sua amata Maria Antonietta.




Ora, dopo aver letto queste righe sono sicura vi sarete fatti un'idea della natura del rapporto che legava questi due personaggi dal tragico destino. A questo punto, ve la sentite di rispondere alla domanda che ci siamo posti all'inizio di questo racconto?  E' davvero così importante sapere se questo amore, perchè di questo si tratta,  sia stato consumato oppure no? Io credo di no.

Buon San Valentino a tutti voi.


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